Notizia da NovaraToday

Una statuetta neolitica, rappresentante una figura femminile, è solo uno degli incredibili pezzi archeologici ritrovati a Biandrate, in zona Le Pievi: sono infatti venute alla luce ben undici raffigurazioni di donne o divinità, di cui una miracolosamente intatta, in posizione seduta e con i tratti del volto visibili.
Sono emerse tracce di due complessi romani risalenti a due epoche diverse (I secolo a.C. e IV secolo d.C.) – spiegano L. Mordeglia e F. Garanzini, della Soprintendenza Archeologica – rimasti sepolti per secoli sotto un terreno coltivato. Probabilmente si trattava di magazzini, in seguito forse utilizzati come abitazioni. Tra i reperti rivenuti in loco e risalenti a questo periodo, va ricordata una fibula preziosa a forma di pantera.”
Erano comunque già venute alla luce, durante lo scavo di alcune trincee di sondaggio, alcune pietre di accette neolitiche. “Dopo il ritrovamento, sporadico, pensavamo di non rinvenire altro risalente all’epoca preistorica. Invece, con grande sorpresa, sotto la fase romana abbiamo trovato tracce di un insediamento neolitico, caso rarissimo in pianura. Le statuette sono databili al V millennio a.C., e le loro origini, per via del modello, vanno ricercate nei siti neolitici dell’area balcanica e greca: infatti questo tipo di statuette è ben attestato nel Sud Italia, ma quasi mai a Nord. I manufatti di Biandrate costituiscono, pertanto, un complesso particolarmente consistente, che muta notevolmente il quadro delle attestazioni sulla diffusione geografica di questa tipologia di oggetti.

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