Notizia da una rivista accademica

“Non potevamo credere ai nostri occhi quando sono arrivate le statistiche degli ultimi giorni. Questi risultati ci hanno davvero esaltato, e ci fanno sentire al settimo cielo. Anzi, al decimo!”, ha affermato in maniera concitata il prof. F. Svevi, dell’Università di Napoli. Da qualche mese, infatti, un gruppo di docenti di fama internazionale e provenienti da sedi diverse ha deciso di effettuare uno studio sulla società milanese, dal punto di vista non solo sociologico, ma anche psicologico e antropologico.
“Abbiamo deciso di dare corso a questo progetto proprio perché è già stato fatto in altre grandi città: New York, Los Angeles, Londra, Parigi, ma nessuna in Italia. Abbiamo scelto Milano in quanto città ricca di contraddizioni, motore economico ma anche culturale e politico, molto meglio di Roma. L’idea è partita da me, in quanto sono originario della Lombardia, nonostante ora viva altrove.”, ha affermato il prof. I. Gerardi, che ha insegnato per molti anni alla Statale di Milano, appunto.
“Non avevamo rilevato particolari novità rispetto alle altre grandi città europee, almeno fino agli ultimi risultati: sembra che dopo Natale la psicologia collettiva abbia subito un forte mutamento. Per darvi un’idea, è come se Dickens avesse scritto un nuovo Canto di Natale. – dice il prof. G. Bonatti, dell’Università di Firenze – Il numero dei volontari per aiutare i più bisognosi è praticamente aumentato in quasi ogni associazione volta a questo scopo. Ovviamente, dal punto di vista umano, non possiamo che rallegrarcene e domandarci fin quando durerà. Non molto, a mio parere. Ma non è comunque un dato ignorabile.”
Di diverso avviso è invece il già citato prof. Svevi, che ci mostra effettivamente alcuni fogli con delle statistiche impressionanti: “Questi sono i numeri delle iscrizioni ai corsi di danza classica, e questi quelli ai club sportivi come calcio o rugby. Vedete queste impennate? Dipendono dal fatto che molti bambini si sono iscritti al primo, e molte bambine al secondo gruppo. Ovviamente ce ne sono altri, molti altri: non solo sport, ma ogni genere di arte, scienza e attività ludica sembrano essere in costante incremento. Questa cosa sicuramente non piacerà ai borghesi benpensanti. Ma ormai il mondo è cambiato, e sembra che queste feste abbiano portato consiglio: i più piccoli vogliono seguire le loro vere aspirazioni, e i grandi sembrano intenzionati a fare altrettanto. Da cosa dipende tutto questo? Sembra davvero uno strano indovinello.”
Molto d’accordo su quest’ultimo punto sembra essere il prof. S. Kadar, dell’Università di Iskandariyya. “La cosa più probabile, parlando da un punto di vista scientifico, è da ricercare nella psicologia collettiva: per qualche ragione i Milanesi hanno iniziato a riscoprire il valore non solo delle feste, ma anche del tempo passato coi propri cari, del dare importanza ai propri sogni e del seguire la propria strada, qualunque essa sia. Ovviamente potrebbe sembrare un cambiamento improvviso, ma a degli studiosi come noi è scontato che si tratti solo della conclusione di un processo durato mesi o addirittura anni, che le feste natalizie hanno portato al suo culmine. Abbiamo testimonianze di altri casi del genere, ma sono ovviamente molto rare. Possiamo dunque rallegrarci di essere stati testimoni di un evento simile, anche se forse il singolo cittadino non se ne renderà mai conto.”
Chiediamo dunque all’ultimo dei docenti coinvolti nella ricerca, il prof. K. Makedonya dell’Università di Istanbul, se non ci siano pericoli dovuti a quella che sembra essere, facciamo notare, una sorta di “isteria collettiva” al contrario. “Sapete, è difficile dirlo, del resto non sono un veggente. Sicuramente questa libertà può avere un risvolto per così dire oscuro: ad esempio, si sono moltiplicati i graffiti nelle aree dismesse, perché anche quello è seguire la propria vocazione, immagino.” Ci mostra alcune foto con scritte e disegni: alcuni sono molto ben fatti (ad esempio un drago rosso e uno blu che combattono in uno scenario fantastico), altri sembrano volgarità fine a sé stesse (un’immagine riporta la scritta sul muro ‘Tocca quella cazzo di luce!’). “Però mi sento di precisare che no, se dovessi fare una supposizione tutto questo può solo fare bene alla città. Anzi, forse ne aveva bisogno, sembra quasi un dono della provvidenza.”

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